“LE GALLERIE D’ITALIA”, a Torino, ospitano due mostre fotografiche assolutamente consigliate. Entrambe chiudono il 6 settembre 2026, perfette per un finale d’estate in città.
Oggi ve ne parlerò, cominciando dalla seconda, a cura di Brandei Estes.
REPLACED. Diana Markosian
La mostra ha due percorsi paralleli che partono dal tema della “sostituzione” aprendo inaspettatamente due prospettive intime diverse rispetto al discorso sotteso e alla stessa modalità di restituzione.
Vi racconto che non sono sola in questo viaggio e la compagnia di Anna Tucci, fotografa coreografa e docente di danza (il nostro chiasmo è qui: la “danza”) mi ha sicuramente offerto piani di visione in più, già partendo dal fatto che lei le foto le scatta, io le studio soltanto. Gli scatti in questo articolo sono assolutamente i suoi. La foto di copertina dell’articolo è per entrambe la cifra distintiva di questa mostra che inizia dalla sala multimediale grande, con pareti a tutto schermo. La storia che vuole trasmetterci l’artista americana (classe 1989) di origine armena, che lavora tra fotografia, cinema e installazione, parte da una domanda che conoscono penso tutti: “Che cosa accade quando finisce una storia d’amore?”. Un pensiero intimo ma altresì collettivo e che non si ferma a una sola chiave di lettura: la frattura di un percorso, il prima e il dopo, la memoria, il presente, come mi proietto nel futuro che avevo pensato diverso. Quanto incideranno i ricordi sul mio nuovo cammino? Dove sono e come sono adesso quei ricordi. Adesso che sono stata “sostituita”?
A prescindere dal fatto che un amore che s’infrange può essere di diverso tipo. Qui si parla di una relazione di coppia. E il fatto che la rottura sia non soltanto un inevitabile allontanamento ma venga vissuta come l’essere rimpiazzata nella dimensione spaziotemporale è terribilmente potente.
Ho pensato a me. Seduta davanti a uno degli schermi giganti della sala immersiva, guardavo distrattamente il film. Distrattamente perché le immagini filmate tendono a trascinarmi nel racconto più vasto, i luoghi, il mare per esempio, le riprese, il movimento degli “attori”. E in effetti l’artista ha ingaggiato un attore per interpretare la parte del compagno e rivivere con lui alcuni istanti della sua storia, nei luoghi della stessa, in un tempo sospeso perché appartiene alle riprese. Un’autofinzione per ricostruire la relazione troncata.
Un nodo estremamente fragile. Ripercorre quella storia fino al disorientamento che la fine ti lascia.
Sono circondata da tutti quegli schermi e i miei occhi tornano sempre al mare. Mi sento persa in qualcosa che non mi appartiene. Mentre nella parola “REPLACED” mi sono sentita io, quella me che, dopo un’altra vita pienamente vissuta, ancora prova dolore non per l’uomo o la relazione finita, ma per il fatto che fui rimpiazzata malamente con l’inganno, l’omertà di persone che appartenevano al mio vissuto. Io non rivoglio neanche uno dei ricordi di ciò che fu perché … Perché non ritornerei mai sui miei passi. Perché ha ragione l’artista: TUTTO è stato sostituito.
Quei luoghi, quei momenti, quei pensieri, quelle azioni, quel vissuto per me non deve tornare. Non può tornare. Non vorrei riviverne neanche un fotogramma. Il dolore è rabbia? No, ma la mia storia è stata violata. E per me non c’è memoria.
Poi accade l’inatteso. Il percorso delle FOTOGRAFIE INCORNICIATE e appese alle pareti di un corridoio fatto a U.
Anna ed io siamo sopraffatte dalla presentazione. Potrebbe sembrare il corridoio di un albergo: la boiserie in legno e le porte con numero e maniglia in ottone. I colori sono stupendi, in contrasti cromatici che conquistano lo sguardo e nella penombra emergono gli scatti. E non importa più che siano scatti di una storia d’amore finita. Sono “PRESENZA”. Dicono qualcosa di condivisibile. Particolari comuni di una coppia. Vedo le cose in modo diverso. Vedo il bello dell’immagine. Le luci e le ombre, i colori dei luoghi. Il momento tolto dalla linea temporale. Non mi importa quale quadro guardo prima o dopo. Seguo il corridoio sì, e Anna pensa che le porte possano essere anche tappe che racchiudono un periodo. Non so che dire. Perché so che non aprirei mai nessuna di quelle porte.
Di quale ricordo vorresti riappropriarti?
“Nessuno!” – rispondo convinta.
Mi chiedo convinta di che cosa. Racconto ad Anna che mi infastidisce il fatto che mia madre abbia le fotografie nelle cornici d’argento dei matrimoni dei suoi tre figli. Una è la mia, ma non soltanto con me. E io rinnego quel momento da tantissimi anni. Anche come ricordo, perché per me la sostituzione è totale. Ha tolto significato all’evento. Lo ha abbandonato nelle faglie spazio-temporali dei quanti. Eppure Anna mi dice che io sono io al presente in virtù delle scelte fatte a ogni frattura del passato.
Come sono ingenua. Eppure io ho sostituito “lui” nei miei ricordi, perché il tempo mi dice chi è lui adesso e per me non è nulla. Non rivoglio nessuno scatto, mi perderei in questo corridoio dai colori a me congegnali, per percorrere una strada non battuta.
Non ho una fine da raccontarvi. Se il passato possa essere una presenza con cui possiamo convivere consapevoli che la storia sia un’altra. Se così il dolore sarà svanito per sempre. Se il mio rifiuto sia ferita mal rimarginata.
“Replaced”.
Pensateci voi se leggete. La Markosian ci ha dato una possibile chiave di lettura, confermandosi una pregevole artista della contemporaneità fotografica internazionale.
Grazie
Crediti Fotografici: Anna Tucci
