Einstein – The Dark Matter by Raphael Bianco

Il 30 marzo alla Casa del Teatro di Torino è andato in scena lo spettacolo della Compagnia EgriBiancoDanza: “Eistein – The Dark Matter” coreografato da Raphael Bianco, direttore della Compagnia.

Come il titolo suggerisce il coreografo prende in considerazione la figura di Albert Einstein e spinge la ricerca in territorio misterioso, interrogandosi sulla realtà e sull’apparire. Quale può essere la realtà e la logica del nostro agire? Dove collochiamo le nostre azioni? In quale tempo e in quale spazio si manifestano?

Einstein teorizzò il concetto di “SPAZIOTEMPO” che in danza è la chiave di svolta sempre. Il movimento è percepito in uno spazio che è “geometria” in continua trasformazione e in un tempo che è relativo perché dipende dall’osservatore. Nello spazio scenico la fisicità dinamica dei ballerini definisce lo stesso flusso temporale: col gesto, col movimento, col respiro. E mentre la materia si destruttura nel disegno coreografico e scenografico, il suono prende forma e colore.

La MATERIA OSCURA non è percepibile se non in modo indiretto per gli effetti dei movimenti gravitazionali.

Il tempo non è assoluto perché reciprocamente legato al cambiamento dello spazio.

A questo punto siamo in scena. Sul palcoscenico cinque danzatori. Una struttura geometrica nera opaca e lucida, scomponibile in cubi e due rampe. Insieme alle luci che cambiano colore e direzione (dei riflettori vengono azionati secondo le esigenze coreografiche) tutta la fisicità è percepita dal pubblico nel movimento danzato. Un ensemble di solo uomini. La danza maschile ha delle caratteristiche peculiari nella pienezza del movimento, nello slancio, nella figura scenica e qui nella suggestione di un corpo (il danzatore principale, Vincenzo Criniti) e le sue possibili emanazioni. La complessità coreografica si palesa subito nell’uso degli spazi, dei cambi, dei soli e dei gesti inaspettati che a volte, identici, si chiamano vicini o lontani. Non c’è stasi. Anzi al gesto, che in modo netto definisce linee geometriche e pieni e vuoti, è connesso il sonoro. Suoni.

La “fase blu” ha una forma di ipnotismo perfetta. Per me è la parte più emozionante. Mi ha trasportato nella essenza stessa della dinamica coreografica. Seguono fasi con colori diversi: rosso in quella centrale e una tonalità sul verde nella fase finale che è davvero suggestiva.

Io ho percepito una mia caduta di attenzione nella parte centrale ma non sono riuscita a capire perché. Pensavo alle sonorità, forse diventate più difficili da seguire proprio nell’acustica. Forse la lunghezza di questa parte rispetto alle altre. Mi sembrava in certi punti che la forte connessione che avevo interiorizzato fra la gestualità di Vincenzo e la sonorità degli effetti si fosse affievolita.

Questo ballerino ha maturato una presenza scenica incredibile. Immaginate movimenti che nascono spesso da scatti, da tensione, da fremiti, da ripetizioni di impulsi, da gesti frenetici e concitati. Tutti i danzatori sono in scena in coppia, da soli, insieme disegnano lo spazio. Le variazioni acquisiscono varietà. Giri veloci anche inseriti in questi cubi, elementi scenici che mutano con la danza.

 

C’è sempre una tensione interna e uno scambio fra spazio e danzatori. C’è un insieme e poi una frammentazione del gesto. C’è l’esplodere di forze e poi il recupero in un fluire dove alcuni danzatori manifestano un controllo, altri volutamente, no. Nell’ultima parte queste sensazioni collimano in una logica in cui la geometria è destrutturata e sonorità e danza sono un nuovo universo.

Ho posto delle domande a Vincenzo Criniti che mi ha dato la spiegazione che cercavo. Il segreto insito nel lavoro di Raphael Bianco. La genialità che mi pare spieghi la perfetta riuscita di questa ricerca coreografica.

Il pubblico sa che il coreografo ha ideato un lavoro che necessitava di un supporto particolare da parte di un artista-musicista, Andrea Giomi, presente sul palcoscenico con l’attrezzatura necessaria per permettere ai danzatori di gestire dal vivo il tempo sonoro e di generare sul momento lo spazio sonoro.

Vengono utilizzate tecnologie interattive che intervengono sia nel definire gesto-suono, quindi sui danzatori, sia nella drammaturgia del lavoro, quindi sulla forma coreografica.

Ci sono diversi tipi di sensori. Vincenzo ne indossa alcuni, al polso e in una cintura (sensori inerziali per captare il movimento e sensori bio-feedback che catturano il respiro del danzatore). Alcuni sono nei cubi, quindi l’oggetto scenico in palco, più le videocamere, quindi il controllo dello spazio globale.

Questo è alla base della diversità che ho percepito nelle “sezioni coreografiche”.

La scena si disgrega mentre la parte musicale si compone. Nelle prime sezioni è il movimento di Vincenzo a creare il suono live. Questo arriva alla componente software e hardware di Andrea Giomi, che lo rielabora. Il suono è completamente live, se il ballerino si fermasse ci sarebbe silenzio. Da metà balletto in poi Andrea comincia a comporre sulla base di ciò che ha ricevuto e in base a ciò che riceve da una videocamera che raccoglie i movimenti di tutti i danzatori. La restituzione è quindi sempre live ma verso la parte finale è su questa base (nata da tutto ciò che è stato incamerato prima) che gli effetti sonori del danzatore possono intensificare o meno il suono percepito.

Ringrazio Simone Vittone per il contributo fotografico, Vincenzo Criniti perché mi porta sempre nell’incredibile mondo della danza.

Raphael Bianco e Andrea Giomi.

Massimo Voghera e Melissa Boltri

I danzatori; Vincenzo Criniti, Pasquale Mazzella, Emmanuel Mialma, Francesco Morriello, Cristian Magurano.

La Fondazione Egri Per La Danza 

Noi siamo fatti di materia stellare (Carl Sagan)

Pubblicato da Stefania Sanlorenzo

“La parola non risponde né domanda: accumula” (J.Saramago) Sono qui per scrivere in punta di piedi e in punta di penna. Sono qui per scrivere per me e per voi, chiunque siate. Per chi alle parole dà ancora la possibilità di avere un senso. Sono qui per scrivere anche di danza, per piegare le parole finché vi dicano quale infinito cosmo la danza contenga in sé.